Aziende: farsi notare o comunicare valore? Forma o sostanza?

06 Novembre 2019 / By Emilio Zucca

Ammettiamolo: tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo chiesti se si ha più successo attraverso la forma o la sostanza

E’ giusto concentrarsi sul farsi notare o è più giusto cercare di trasmettere il nostro valore a chi non ci conosce?

Probabilmente, quasi tutti, abbiamo alternato fasi di predilezione per la “forma” a fasi nelle quali ci siam ripetuti “la sostanza è quella che alla lunga paga”. E’ chiaro e lampante che entrambi gli aspetti sono importanti, anche se, nell’attuale “mercato dell’attenzione” le fasi di cui sopra sono oramai sequenziali: solo una attraente forma farà si che chi scopre la nostra azienda possa recepire la sostanza che intendiamo comunicare. Mi sono di recente imbattuto in un interessante studio condotto da “Outbrain” assieme a “Hubspot”, riguardo l’efficacia dei “Titoli di contenuto” (headline), e questo mi ha fatto riflettere sulla sempre crescente criticità di questo “Mercato dell’attenzione”. Tutti gli imprenditori, ma anche tutti i marketer, sanno che oramai il mercato più competitivo di tutti è diventato il mercato dell’attenzione. L’ovvietà del fatto che siamo tutti costantemente sovraesposti a comunicazioni di ogni tipo da tutti i brand, rende quasi superfluo dichiarare il “Mercato dell’attenzione” come mercato più competitivo, il “mercato dei mercati”.

 

Perchè una azienda deve farsi notare?

Perchè nella maggior parte dei casi, il brand di una piccola o media impresa non è sufficientemente noto e deve necessariamente farsi strada in un mercato popolato da diverse altre aziende. Se una azienda non riesce a farsi notare, a chi può comunicare il proprio valore? Attenzione, “farsi notare” non significa necessariamente utilizzare espedienti “poco ortodossi” che poco hanno a che fare con il brand aziendale. Inoltre, quante volte hai sentito ripetere il mantra “Occorre incrementare l’engagement, il coinvolgimento”.
Anche qui, prima di riuscire a coinvolgere, una azienda deve farsi notare!

Il meccanismo è un po analogo al modello “negozio”: attraggo un pubblico, faccio in modo che entri tanta gente ( possibilmente “in target”), e, una volta dentro le “coinvolgo”. Alla fine, una parte di queste persone molto probabilmente acquisterà i prodotti in vendita. Se nel mio negozio non si concretizza un afflusso sufficiente di audience, di conseguenza non riuscirò a coinvolgere abbastanza persone e le vendite non cresceranno. Cosa fanno i negozi per “farsi notare”? Starai già pensando a una o più risposte..

Ti sei chiesto quanto effettivamente funzionano i messaggi solitamente utilizzati, specialmente quando tutti i negozi li utilizzano? Ultimamente si parla spesso di una certa “immunità”, una “resistenza” che le audience oppongono (più o meno consciamente) ad alcune parole o messaggi utilizzati negli annunci pubblicitari. Ad esempio, se 20 anni fa leggere “gratis” in un annuncio ci faceva brillare gli occhi, oggi probabilmente associamo la stessa parola alla sensazione di “bassa fiducia – diffidenza”. Appare quindi chiara l’importanza di riuscire a competere nel modo migliore nel mercato dell’attenzione, in modo tale da essere “abilitati” a comunicare il nostro valore. In fondo questo è un po il concetto alla base del “buyer’s journey”.

 

Uno studio su come scrivere headline efficaci

C’è a questo punto una distinzione da fare: alcuni nostri potenziali clienti stanno già cercando una soluzione ai loro problemi, mentre altri ancora no.. E qui torniamo al motivo che mi ha ispirato a scrivere questo articolo, ovvero lo studio molto interessante condotto da “Outbrain” e “Hubspot”, e focalizzato sull’attrattività delle “headline”, ovvero dei titoli di contenuto attraverso i quali cerchiamo di “farci notare”. Lo studio è stato condotto in lingua inglese, sarebbe interessante capire se gli stessi concetti trovano applicazione anche in lingua italiana.

 

Ho estratto alcune informazioni molto interessanti dallo studio, informazioni che fanno emergere sempre di più la crescente “immunità” degli utenti di Internet.
Ecco cosa ne è venuto fuori:

Le parole:

  • easy
  • how to
  • free
  • simple
  • secret
  • best
  • always
  • need
  • now

tendono ad ridurre la probabilità che un utente sia interessato da quel contenuto. Immunità.

Rivolgersi direttamente al lettore (you, your) come se lo conoscessimo, tende a ridurre le chance che l’utente sia interessato ai nostri contenuti.

Per quanto riguarda la lunghezza ottimale delle headline, questa dovrebbe attestarsi tra gli 81 e i 100 caratteri

Molto rilevante la prassi di fornire, tra parentesi quadre, chiarimenti sul tipo di contenuto fornito: ad esempio, “I 10 trend del marketing per il 2019 [Infografica]”.

Questi, in sintesi, alcuni degli elementi di rilievo estratti dallo studio, il tutto pubblicamente disponibile sul sito di Hubspot

Quanto ti stai concentrando sugli aspetti legati al “mercato dell’attenzione” per la tua azienda?

Cosa stai facendo per “farti notare”?

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